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Conferenza San Pietroburgo. La ricostruzione storica della regia di circo. Professor Alessandro Serena

Un lavoro importante

Prima di tutto desidero ringraziare Alexander Kalmykov e i vertici del Rosgoscirk per continuare a dare spazio alla discussione teorica, presupposto essenziale per lo sviluppo di qualsiasi arte dello spettacolo. Sono grato poi al mio antico amico Sergey Makarov per avermi dato un tema tanto interessante.

Cosa si intende per regia di circo

II tema che mi è stato dato è La ricostruzione storica della regia di circo. Devo precisare che con regia di circo mi riferisco all'essenza di qualsiasi di numero o di spettacolo. Sia articolata e complessa che semplice e spontanea. L'artista di circo deve costruire i propri esercizi, impostarli in maniera tale da rendere fluida la propria rappresentazione tenendo conto del gusto del pubblico, trovare la musica adatta ad accompagnare le proprie evoluzioni, disegnare i propri costumi in maniera tale da soddisfare esigenze estetiche e pratiche. Può farlo da solo o con aiuti esterni. Esistono esempi di scrittura complessa che cerca di trasmettere dei significati, degli stati d'animo, delle storie, a volte addirittura una propaganda politica. Alcuni esempi si possono trovare proprio qui in Russia o in URSS con delle rievocazioni storiche, sociali o politiche. Pensiamo solo a Prometeo, i Cranes, gli spettacolari ippodrammi di Tamerlan Nougzarov, fino agli spettacoli più recenti dei fratelli Zapachny nei quali la ricchezza della drammaturgia è essenziale al successo della produzione.

Ma ci sono anche spettacoli nei quali non è presente un racconto ma comunque una regia di livello altissimo, basti pensare al Circo Knie.

Quindi ricostruire la regia di uno spettacolo o di un numero significa ricostruirne l'essenza. Gli esercizi compiuti. I costumi scelti. Gli attrezzi utilizzati. La musica che accompagna l'esibizione. Lo stile dell'artista. Sono questi i tesori che lo storico deve ricercare.

Come di può ricostruire una regia di circo?

Per ricostruire una performance circense del passato bisogna raccogliere del materiale che la racconti e poi lavorare come per un mosaico mettendo insieme ogni tassello.

Nella contemporaneità è semplice documentare regie di circo. Facciamo l'esempio del regista svizzero Daniele Pinzi Pasca, autore di monologhi, spettacoli del Cirque Eloize con cast di 12 persone, grandi produzioni del Cirque du Soleil e inaugurazioni di Olimpiadi. Esistono note di regia, interviste, tesi di laurea. Un'abbondanza di informazioni che serve per costruire il profilo artistico del regista. Proprio come per i grandi letterati o pittori del passato. C'è materiale da analizzare, poi ci possono essere problemi di sincronia fra gli intenti dell'autore ed esiti. Il problema riguarda il passato. I documenti non si trovano facilmente. Le fonti da raccogliere per ricostruire l'essenza di un numero sono:

•    Manifesti, programmi di sala (documenti scaturiti dai produttori)

•    Articoli, conversazioni (documenti scaturiti dai fruitori)

•    Copioni, note di regia, interviste, autobiografie (documenti scaturiti dagli autori)

•    Video

•    Foto

Un criterio importante è quello della produzione delle fonti. Se le fonti arrivano dagli autori o dai fruitori. Gli autori tendono ad enfatizzare le proprie opere.

Per quanto riguarda i video, dalla fine del 1800 documentano l'arte circense. Ma i primi filmati sono abbastanza rari e di scarsa qualità, quindi il problema rimane sino agli anni '30. Anche perché pure quando i filmati esistono difficilmente riusciamo a percepire l'essenza della performance.

C'è un grosso lavoro di ricerca da fare. In Italia, di recente, il lavoro ha preso una buona velocità.

La ricerca storica in Italia

Qualche anno fa era molto diffìcile per un ricercatore realizzare in Italia una ricerca sulle

"discipline circensi". Esistevano pochi e rari libri in lingua italiana, non c'era una biblioteca specializzata. Bisognava andare a cercarli con il lanternino.

Certo ci sono stati in passato alcuni importanti storici, come Ricciotti Giollo, Giancarlo Pretini, Mario Verdone, solo per citare almeno coloro che hanno pubblicato il loro lavoro. Più di recente Emilio Vita o Raffaele De Ritis con il suo importante lavoro. Ma, ovviamente, non erano e non sono tenuti a mettersi a disposizione dei ricercatori.

Oggi la situazione è decisamente cambiata. Esistono quattro riviste specializzate1, un annuario delle arti di pista e di strada2, sono stati pubblicati diversi volumi, fra i quali due Storie del Circo edite di recente3. Soprattutto il Cedac e il corso di storia del circo all'Università di Milano.

Grazie a questi presupposti si è formato l'humus necessario per la nascita di una nuova generazione di critici, storici ed analisti di materie connesse alle discipline circensi. Si tratta di un fenomeno interessante. Da almeno quattro decenni è la prima volta che un'ondata simile di novelli ricercatori si manifesta in maniera così evidente.

// CEDAC

Nel 2003 è stato fondato a Verona da Antonio Giarola il Centro di Documentazione Educativo delle Arti Circensi (CEDAC), un grande archivio dati con migliaia di documenti, aperto al pubblico per consultazioni e ricerche con possibilità di screening on line4. Io vi collaboro dirigendo l'area ricerca. Raccoglie libri, ovviamente, manifesti, stampe, contratti, e così via. In particolare di recente sul fronte delle acquisizioni ci si è concentrati sulle raccolte di storici italiani del passato. Fra questi Alessandro Cervellati, per molti anni autore degli unici libri sul circo esistenti in Italia. E Massimo Alberini per mezzo secolo critico di circo al Corriere della Sera.

Ma il Cedac non si limita ad acquisire il materiale. La caratteristica forse più importante è quella delle archiviazioni comparate. Ovvero ogni documento viene studiato in ogni suo aspetto e i suoi contenuti sono intrecciati con quelli di altri. Inoltre il Cedac è a disposizione con il proprio personale per seguire le ricerche di studenti, operatori o quanto altro. Per esempio studenti universitari.

// corso di Storia del Circo all'Università di Milano

Dal 2005 è attivo il corso di storia dello spettacolo circense e di strada presso l'università degli studi di Milano, grazie agli auspici del Professor Paolo Bosisio, responsabile del dipartimento di scienze dello spettacolo e della comunicazione multimediale, presso la cui sede, per altro, si tengono cicli di convegni, incontri, dibattiti. Il prossimo anno abbiamo intenzione di invitare Sergey Makarov. Il corso dura tre mesi e comprende l'uso di immagini e video, la visita a importanti complessi, l'incontro con artisti ed operatori di primo livello.

Questo ha aperto un fronte del tutto nuovo nel campo della ricerca storiografica. Infatti molti studenti universitari decidono sempre più spesso di terminare il loro percorso di studi con una tesi sulle discipline circensi. In questo modo è nata una generazione di ricercatori. Gli studenti realizzano delle ricerche molto puntuali soprattutto in tre direzioni:

•   Collezioni private

•    archivi di stato

•    archivi dei periodici Nelle prime si trova un po' di tutto.

1 Circo, In cammino, JugglingMagazine, Teatro da quattro soldi.

2 Kermesse, a cura della Federazione Nazionale delle Arti di Strada (FNAS).

3  Cfr Storia del Circo, Serena, Alessandro, Bruno Mondadori Editore, Milano, 2008; Storia del Circo, De Ritis, Raffaele, Bulzoni Editore, Roma, 2008.

4 II Centro di Documentazione Educativo delle Arti Circensi di Verona, è titolato ad Egidio Palmiri ed è stato fondato da Antonio Giarola

Nei secondi recuperano richieste ed autorizzazioni di concessioni che spesso sono accompagnate da manifesti, curriculum delle compagnie, etc.

Nei terzi articoli di giornali con descrizioni a volte brevi a volte molto dettagliate dei vari spettacoli. Con dei risultati davvero interessanti ed inediti. In questo modo si allarga la mole di materiale a disposizione degli studiosi. Ed il materiale viene spesso intrecciato permettendo di ricostruire la regia di uno spettacolo o di un numero.

Un esempio. Enrico Rastelli

Faccio un solo piccolo esempio. Uno dei più grandi artisti di tutti i tempi, per altro molto legato alla Russia perché nato proprio qui, a Samara sul Volga. Enrico Rastelli. Nato nel 1896, morì nel 1931 appena trentaquatrenne. Non ha lasciato autobiografìe. Esistono centinaia di articoli, ma nella maggior parte dei casi gli articoli riportano descrizioni alquanto vaghe di quanto accadeva in pista o in scena. Incredibile! Unico al mondo! Fantastico! Sì, ma cosa faceva?

La descrizione giornalisticamente più interessante, meticolosa e completa del suo numero è quella che Mark Henry ha scritto per l'americano The Billboardnel 1923:

"Enrico Rastelli. Visionato lunedì pomeriggio, 09 aprile, Palace Theater, New York, genere: giocoliere, allestimento: diviso in tre parti, durata:sedici minuti. Rastelli è un giocoliere "de luxe" che presenta il proprio numero con inusuale abilità e destrezza di manipolazione, il tutto in maniera encomiabile. Dopo il suo ingresso in kimono di velluto rosso decorato in gradazione corallo, accompagnato da un assistente in vestito intero e guanti bianchi e da una bella ragazza con un abito giallo fiammeggiante decorato in nero, il giovanissimo Rastelli esegue esercizi dopo esercizi con tecnica soprannaturale e con maniere da showman di razza, facendo apparire come volute persino le eventuali imprecisioni. In un bel vestito di raso giallo Enrico da il via al proprio numero giocolando palle e bastoni. Palleggia una sfera con la testa e giocola contemporaneamente sei piatti, fa ruotare un bastone lateralmente colpendolo con la cima di un altro tenuto in bocca, tiene in equilibrio una palla con la cima di un bastone tenuto in bocca e la fa ruotare nell'aria a seconda dei comandi impartiti con l'oscillazione della testa. Alla fine della serie di esercizi, Rastelli sorride come soddisfatto, e la sua personalità ed il suo buon umore sono contagiosi. I suoi piccoli passi di danza e le sue pose venderebbero il numero benissimo anche se questo fosse eseguito con minor precisione. Tenendo una palla in equilibrio sul ginocchio, Rastelli la getta in aria, compie un salto mortale e la riafferra nello stesso posto. Palleggia di testa due palle contemporaneamente, giocola quattro bastoni, due a due, giocola otto piatti e compie una varietà di altri esercizi con una rapidità inenarrabile. Di seguito va in verticale ad una mano su di un attrezzo che ricorda una caffettiera riversa e allo stesso tempo fa ruotare con i piedi una pertica. Ad occhi bendati esegue, sopra un attrezzo camuffato da lampada, un equilibrio sulla testa e allo stesso tempo giocola tre bastoni e fa ruotare con i piedi una pertica, il tutto mentre l'attrezzo ruota su sé stesso. Questo è uno straordinario esempio di cosa si possa ottenere supportando l'abilità con infinita pazienza e quotidiano esercizio. Per il finale viene portato in scena un attrezzo blu e argento, illuminato dall'interno con luce elettrica e decorato con lampadine ed un paio di bandierine americane. Sistemato su di un sedile, Rastelli fa ruotare con un piede una grande stella a cinque punte, mentre con l'altro ruota un cerchio e con gli arti superiori giocola tre bastoni. Un esercizio altamente spettacolare che ha provocato l'entusiasmo del pubblico e ha fatto tornare più volte Rastelli in scena per continue.

 

 


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